Contratto, perché scioperiamo il 10 giugno

sciopero_metalmeccanici_10giu16Dopo lo sciopero del 20 aprile, il 10 giugno i metalmeccanici lucani sciopereranno di nuovo, questa volta per otto ore, a sostegno della vertenza per il rinnovo del Contratto nazionale. Altrettanto faranno i loro colleghi in tutta Italia. Lo sciopero si rende necessario a causa dell’intransigenza della Federmeccanica che dopo otto mesi di trattativa, su punti qualificanti il contratto come il salario, l’orario e gli appalti, è bloccata sulle posizioni espresse il 22 dicembre scorso e da subito rivelatesi dei veri e propri macigni sulla via di un accordo. In cosa consistono questi macigni? Innanzitutto, il salario. La Federmeccanica avanza una proposta che lo aumenterebbe solo al 5% dei metalmeccanici. Tutti gli altri (il 95%!) sarebbero esclusi. Ma non si ferma qui: gli aumenti derivanti dalla contrattazione nazionale sarebbero assorbibili dalla contrattazione aziendale.

Il disegno è chiaro: spostare nelle aziende il problema della redistribuzione della ricchezza prodotta, spazzando via la funzione solidaristica del Contratto nazionale e con esso la reale garanzia (l’ultima rimasta) che hanno tutte le persone che lavorano nelle imprese metalmeccaniche di veder tutelato e, possibilmente, rivalutato il potere d’acquisto delle retribuzioni. Per la Basilicata ed il mezzogiorno sarebbe una scelta insostenibile. In un sistema industriale afflitto da “nanismo” della dimensione d’impresa e limitato dal suo essere orientato in massima parte al mercato interno (lo riconosce anche il neopresidente della Confindustria), nel mezzogiorno convivono i salari più bassi e la produttività più bassa. Onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse questa evidenza, che tanti danni sul piano economico e sociale determina.

Con la proposta della Federmeccanica i salari resterebbero al palo e, senza risolvere il problema della produttività attraverso i necessari investimenti, si allargherebbe il divario tra il mezzogiorno e le altre aree del Paese. Con il salario, anche altre proposte della Federmeccanica sono da considerare irricevibili. Come quella di collegare la maturazione dei PAR (Permessi Annui Retribuiti) alla presenza. In questo modo non solo si manifesta la volontà di aumentare gli orari di lavoro, ma si radicalizza l’idea che orari e flessibilità degli stessi devono rispondere esclusivamente alle esigenze della produzione e non (anche) a quelle delle persone le quali, sempre più, domandano una nuova conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, oltreché una reale tutela dell’occupazione anche per questa via. Purtroppo, anche su materie fondamentali come la clausola sociale per gli appalti, la salute e la sicurezza, le trasferte e la reperibilità, le tutele contro i licenziamenti individuali e collettivi, la Federmeccanica mantiene tutte le sue rigidità.

FIM, FIOM e UILM in questi mesi di trattativa hanno dimostrato la volontà di giungere ad un contratto in grado di rinnovare qualitativamente le relazioni industriali, migliorare le condizioni di lavoro, tutelare l’occupazione, far ripartire gli investimenti e una nuova politica industriale. Lo sciopero si rende necessario a sostegno di questa impostazione, per superare l’oltranzismo della Federmeccanica. Per giungere ad una mediazione onorevole e ad un buon contratto.

Gerardo Evangelista, Fim Cisl
Massimo Brancato, Fiom Cgil
Marco Lomio, Uilm Uil Basilicata